Molte persone arrivano in terapia dopo aver vissuto l’ennesima sofferenza relazionale, chiedendosi:
“Perché scelgo sempre la persona sbagliata?”
“Perché finisco sempre in relazioni che mi fanno soffrire?”
La sensazione comune è quella di ripetere lo stesso copione relazionale, di entrare sempre in relazioni problematiche con partner dalle caratteristiche simili, che portano inevitabilmente a conflitti, ferite emotive e dolore. Questa ripetitività non è casuale e non è segno di debolezza, masochismo o scarsa lucidità. È piuttosto il risultato di modi di stare in relazione appresi molto presto, spesso nelle prime relazioni significative, che continuano a ripetersi automaticamente anche nella vita adulta.
Una delle chiavi più efficaci per capire questo fenomeno è offerta dalla Schema Therapy, un modello psicoterapeutico che collega le scelte affettive dell’età adulta alle esperienze emotive precoci.
Indice dei contenuti
Cos’è la Schema Therapy e perché è utile per capire le relazioni difficili
La Schema Therapy è un approccio psicoterapeutico integrato, sviluppato dallo psicoterapeuta americano Jeffrey E. Young come evoluzione della terapia cognitivo-comportamentale (CBT).
Nasce per aiutare persone che sperimentano problemi relazionali persistenti, difficoltà emotive croniche e pattern che tendono a ripetersi nel tempo.
La Schema Therapy si concentra su schemi maladattivi precoci e sul modo in cui questi continuano a influenzare la percezione di sé, degli altri e del mondo.
Per comprendere come si formano questi schemi, è necessario partire da ciò che li genera: i bisogni emotivi primari.
I bisogni emotivi: la radice delle scelte affettive
Secondo la Schema Therapy, tutti gli esseri umani nascono con dei bisogni emotivi primari, che sono universali e fondamentali per uno sviluppo psicologico sano.
Quando questi bisogni vengono frustrati ripetutamente nell’infanzia o nell’adolescenza, il bambino sviluppa schemi che influenzeranno il suo funzionamento emotivo e relazionale futuro.
I principali bisogni emotivi sono:
- Attaccamento sicuro: sentirsi al sicuro, protetti, amati, accettati.
- Autonomia, competenza e senso di identità: la possibilità di essere se stessi e di sentirsi efficaci.
- Libera espressione di bisogni ed emozioni: poter mostrare e comunicare il proprio mondo interno.
- Spontaneità e gioco: essere liberi di esplorare e divertirsi.
- Limiti realistici e autodisciplina: avere confini chiari e regole coerenti che favoriscono l’autocontrollo.
Quando uno o più di questi bisogni non vengono soddisfatti in modo adeguato nella relazione con i caregiver, il bambino costruisce modelli interiori di sé e degli altri — ovvero gli schemi maladattivi.
Questi schemi diventano vere e proprie mappe emotive, che guideranno inconsciamente le scelte affettive nell’età adulta.
Che cos’è uno schema?
Uno schema è una struttura emotiva e cognitiva profonda e stabile che include pensieri, emozioni, sensazioni corporee e ricordi legati a temi emotivamente significativi. Gli schemi non sono pensieri consapevoli che possiamo facilmente controllare: sono piuttosto filtri automatici attraverso cui interpretiamo gli eventi e gli altri.
Si può immaginare lo schema come un paio di occhiali: fanno vedere il mondo in un modo familiare, coerente con il passato, anche quando questo modo di vedere è doloroso.
Per questo motivo, nelle relazioni adulte tendiamo a cercare ciò che è familiare, non necessariamente ciò che è sano.
Quando questi schemi si attivano nelle relazioni adulte, influenzano concretamente chi scegliamo e come viviamo la relazione, portandoci spesso a fare scelte simili nel tempo.
Gli schemi relazionali che guidano le scelte affettive dolorose
Alcuni esempi frequenti:
1. Schema di Abbandono / Instabilità
La persona teme che gli altri siano imprevedibili o possano lasciarla. Tende quindi a scegliere partner emotivamente non disponibili o ambivalenti. La relazione è intensa, ma dominata da ansia e paura della perdita.
2. Schema di Deprivazione emotiva
La persona ha interiorizzato l’idea che i propri bisogni affettivi non verranno soddisfatti. Finisce in relazioni in cui si sente poco vista, poco accudita o emotivamente sola, anche in presenza dell’altro.
3. Schema di Sfiducia / Abuso
Chi ha vissuto esperienze di abuso, critica o manipolazione può essere attratto da persone che replicano dinamiche simili, rivivendo costantemente la sensazione di dover difendersi o di non potersi fidare pienamente.
4. Schema di Inadeguatezza / Vergogna
La persona si percepisce come “difettosa” o “non abbastanza” e tende a scegliere partner che, in modo più o meno esplicito, rinforzano questa convinzione attraverso giudizi, confronti o richieste di cambiamento.
In tutti questi casi, la relazione attuale riattiva una ferita emotiva antica, anche quando razionalmente sappiamo che quella relazione porterà sofferenza.
A questo punto sorge spontanea una domanda, che molte persone portano in terapia.
Perché continuiamo a ripetere gli stessi schemi relazionali?
Una delle domande più frequenti che i pazienti mi pongono è:
«Se so che questa relazione mi fa male, perché non riesco a scegliere diversamente?»
La risposta non è solo razionale.
Gli schemi nascono come strategie di sopravvivenza emotiva: da bambini ci hanno aiutato ad adattarci a contesti relazionali difficili. Da adulti, però, diventano rigidi e si attivano automaticamente anche quando non sono più funzionali.
In particolare:
- danno una sensazione di familiarità, anche se fanno soffrire;
- confermano ciò che crediamo profondamente su noi stessi e sugli altri;
- rendono il cambiamento emotivamente spaventoso, anche quando sarebbe più sano.
Per questo motivo, una relazione più equilibrata può apparire noiosa, strana o poco intensa: non attiva gli schemi conosciuti.
Comprendere questo meccanismo è fondamentale, ma da solo non basta a cambiare le scelte relazionali.
Schema Therapy: come aiuta davvero
Il lavoro terapeutico in Schema Therapy non si limita alla consapevolezza intellettuale. Aiuta a:
- Riconoscere gli schemi che si attivano nelle relazioni;
- Collegarli ai bisogni emotivi frustrati dell’infanzia;
- Sviluppare modalità più sane di regolazione emotiva e relazionale;
- Fare scelte più consapevoli e meno guidate dai modelli passati.
La relazione terapeutica stessa diventa uno strumento di cambiamento, offrendo un’esperienza correttiva rispetto alle relazioni precoci, in un ambiente sicuro e non giudicante.
Quando chiedere aiuto
Se ci si riconosce in questi meccanismi, se le relazioni diventano una fonte costante di sofferenza o se si ha la sensazione di ripetere sempre la stessa storia, un percorso terapeutico può offrire uno spazio sicuro per comprendere e cambiare questi schemi.
Capire perché scegliamo sempre la persona sbagliata significa iniziare a riconoscere ciò che, dentro di noi, cerca ancora di essere visto e soddisfatto.
Bibliografia
- Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner’s Guide. Guilford Press.
- Young, J. E. (1999). Cognitive Therapy for Personality Disorders: A Schema-Focused Approach (3rd ed.). Professional Resource Press.
- Arntz, A., & Jacob, G. (2013). Schema Therapy in Practice. Wiley-Blackwell.
- Farrell, J. M., Reiss, N., & Shaw, I. A. (2014). The Schema Therapy Clinician’s Guide. Wiley-Blackwell.

